Il caffè a Napoli tra storia, leggenda e tanto amore

Pigliammoce ‘o cafè. Un invito, anzi, una dichiarazione d’amore che già solo alla pronuncia accarezza il cuore. Arriva poi l’aroma del caffè, squisitamente inconfondibile, a penetrare nelle narici e ad arrivare fin dentro la carne per santificare il momento. Un caffè, appunto. Un caffè da condividere con un amico, la persona amata, un parente. E prepararlo per farlo assaggiare a qualcuno è di per sé un gesto ricco di sentimenti. C’è poi il caffè che consolida i rapporti e le decisioni durante un incontro di lavoro, che rende piacevole un momento di pausa e soprattutto c’è quello della mattina, quando al risveglio la luce entra nella pelle e le labbra bramano il primo caffè per iniziare bene la giornata. Una tazzina fumante può sembrare cornice di determinati momenti invece è lei stessa parte di un quadro e Napoli da secoli è la tela perfetta dove si dipingono storia e tradizione del caffè.

Alla nascita della nostra sezione intitolata ‘DrinkInCampania’ abbiamo subito pensato che il caffè meritasse un posto speciale. Tutto è partito non solo dal notare che si usa l’espressione ‘bere un caffè’ e che in quanto bevanda il caffè avesse diritto a rientrare nel grande universo delle cose da bere che vogliamo descrivere in questo nostro spazio, ma tutto è partito soprattutto da un verità indiscutibile: il caffè in Campania e specialmente a Napoli ha una sua lunga tradizione.

Non si sa con certezza come il caffè sia arrivato nel territorio partenopeo e sono molte le leggende tramandate, una delle quali lega questa bevanda ad una storia d’amore. Nel Seicento un musicologo romano si innamorò in Terra Santa di una donna e lì si stabilì, nelle lettere che scriveva a un caro amico napoletano descriveva le sue giornate e le tradizioni di quel territorio e parlava di una bevanda chiamata ‘kavhe’, servita a fine pasto in grandi tazze che venivano continuamente svuotate e riempite: il musicologo, secondo la leggenda, arrivò a Napoli per salutare il suo amico e in quell’occasione portò nella città partenopea il caffè, che ben presto si diffuse all’ombra del Vesuvio. Allontanandoci dalle leggende e restando in un ambito strettamente storico, si afferma che il caffè si è diffuso nel Mediterraneo tra il XVI e il XVII secolo grazie agli scambi commerciali via nave.

Si sa con certezza invece cosa è il caffè a Napoli: un rito. A differenza della credenza ritenuta a lungo valida secondo la quale la bontà della bevanda è legata alla qualità dell’acqua partenopea, il vero ‘segreto’ sulla bontà del caffè è uno solo, il più semplice e meraviglioso di tutti: l’amore. L’amore che si esprime nella tecnica, nel servirlo a una persona o nel concederlo dolcemente a se stessi, nella manutenzione della caffettiera e poi nel rapportarsi agli altri, nella felicità di bere assieme ‘na tazzulella ‘e cafè che è di per sé tutto un mondo da scoprire sorso dopo sorso. 

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Giornalista napoletana impegnata soprattutto in cronaca ed enogastronomia, studentessa di archeologia, poetessa e scrittrice vincitrice di numerosi concorsi letterari, artista impegnata coi colori della pittura e nel catturare istanti di vita e di gusto con la sua macchina fotografica, ma anche appassionata di cucina, ricamo e dei lavori all'uncinetto.