La storia di Babette, il pub che propone duecentonovantasei birre

296. Duecentonovantasei. In numero o in lettere, è una quantità considerevole anche solo da pronunciare. Chissà quanto spazio prenderebbero duecentonovantasei birre, in fila per otto occuperebbero una grandissima stanza. Sì, avete capito bene: duecentonovantasei birre differenti, è questo il numero che raggiunge Babette, il noto pub di Fuorigrotta che dal 2003 ha aperto a due passi anche uno store ed è il vincitore del premio ‘Mangiaebevi 2017’ come miglior birreria. 

Ugo Torre ha gli occhi pieni di passione, una luce palese che accarezza i sensi, quando parla del suo Babette e ne racconta la storia, particolare già nel nome che è ispirato al suo amore per il cinema, nello specifico al film ‘Il pranzo di Babette’. Negli anni Settanta il giovane Ugo era banconista ed era solito frequentare un pub di Fuorigrotta noto per un’ampia offerta di birre: assaggiava, sperimentava, imparava con la schiuma della birra sulle labbra. Si è specializzato sul mondo del bere e sui prodotti provenienti da ogni parte del mondo, conoscendo e apprezzando sempre più la birra artigianale, specialmente a produzione locale, scoprendo tanti birrifici e realtà in Campania. La vita presenta tante sorprese e Ugo nel 1986 prese in gestione proprio quel pub fino al 1992, vale a dire quando “con esperienza e passione e la giusta incoscienza”, come ama affermare lui stesso, inaugurò Babette. 

Il progetto si ampliò nel 1997 e oggi, nel secondo decennio degli anni Duemila, numerosi clienti affollano i suoi spazi e la sera amano sperimentare, chiedere informazioni in merito all’ampio elenco di prodotti da bere, accompagnando così le tante bontà che è possibile mangiare lì. Da evidenziare è la pita greca, con carne sempre di qualità e prodotti tipici campani come ad esempio i friarielli, contraddistinta dalle salse preparate rigorosamente dalla cucina come la maionese al pomodoro e la ‘salsa pizzicosa’, quest’ultima al sapore di peperonata piccante calabrese stemperata con la maionese. Tanti i fritti a disposizione e gli sfizi, poi i crostoni e i meravigliosi taglieri con patatine e salsiccia, che all’arrivo a tavola lasciano senza fiato. E dopo aver ordinato, nell’attesa di poter mangiare e bere è possibile giocare anche a ‘nomi, cose e città’ grazie alla particolare tovaglietta di carta presente sul tavolo. 

Ritornando alle duecentonovantasei birre provenienti da ogni parte del mondo, hanno la buona compagnia delle grappe che sono più di cento, come più di un centinaio sono i whisky e le bottiglie di rhum. Ed è tutto frutto di cultura e amore, non per volontà di primeggiare ma per offrire ai clienti solo il meglio e consentendo una scelta quanto più grande possibile, con la qualità che deve essere a portata di tutti. Non mancano poi i vini rossi, due campani e due francesi, i vini bianchi e la sangria autoprodotta. Le bottiglie sono in buona parte in esposizione nelle sale del pub, a cornice dei tavoli dove è possibile vivere una esperienza tra bere e mangiare davvero indimenticabile, sotto lo sguardo dolce e attento della mascotte, un tenero orsacchiotto con la maglietta di Babette. 

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Giornalista napoletana impegnata soprattutto in cronaca ed enogastronomia, studentessa di archeologia, poetessa e scrittrice vincitrice di numerosi concorsi letterari, artista impegnata coi colori della pittura e nel catturare istanti di vita e di gusto con la sua macchina fotografica, ma anche appassionata di cucina, ricamo e dei lavori all'uncinetto.